“Una vita spesa per il bene. Un gran bel dono per ognuno di noi”. Con queste parole monsignor Andrea Migliavacca ha raccontato Graziella Buoncompagni in occasione dell’ultimo saluto nella sua parrocchia di Campoluci. Una parrocchia che a stento ha trattenuto i familiari, gli amici e i conoscenti che hanno voluto stringersi intorno a una donna straordinaria di cui il vescovo di Arezzo, con un’omelia intensa e profonda, ha saputo restituire con autenticità e partecipazione il valore di una vita interamente spesa per il bene, per il lavoro e per la comunità. Questo ricordo carico di gratitudine e di fede ha accompagnato la signora Graziella nel suo incontro con il Signore e ha lasciato a tutti noi una testimonianza preziosa da custodire e proseguire. Un sincero ringraziamento da parte della famiglia e del Graziella Holding va a tutti coloro che hanno partecipato, con la loro presenza e il loro affetto, a questo momento di saluto, testimoniando quanto sia stata amata e quanto profondo sia il segno che ha lasciato nella vita di ciascuno.
Omelia di monsignor Andrea Migliavacca, sabato 21 marzo 2026
Oggi portiamo l’abbraccio della sua famiglia che è stata la sua vita. L’abbraccio dei figli Gianni e Maria Rosa, e con loro i nipoti e le persone che si sono legate a lei. La famiglia era il mondo e la vita di Graziella, e oggi c’è il loro abbraccio. E poi portiamo l’abbraccio di tanti amici e di tante persone che da lei sono state benedette, accolte e aiutate. È l’abbraccio della comunità della parrocchia che lei sentiva come casa sua e a cui dedicava tante serate e tanto del suo tempo. È l’abbraccio di tutti quelli che con lei hanno lavorato in azienda, un altro grande pezzo di vita e di vitalità per Graziella. Ciascuno di noi che è qui oggi ha il proprio motivo personale per dire: “Graziella, sono qui per abbracciarti e accompagnarti all’incontro con il Signore che è un incontro d’amore”.
Di questo abbraccio ci parla la Parola di Dio che abbiamo ascoltato. Una Parola che, se dovessimo titolare come “Il racconto di Graziella”, troveremmo particolarmente attuale e vera. La prima lettura, del Libro dei Proverbi, parla della ricchezza e della bellezza della donna: qui troviamo un ritratto straordinario di Graziella e della sua vita. Credo che la Parola di Dio ne riassuma il pensiero con l’affermazione: “Ben superiore alle perle è il suo valore”: questa è stata la vita di Graziella. La Parola di Dio consegna un invito che noi tutti portiamo nel cuore, perché dice: “Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani”. Questo testo mette in luce la donna nella sua operosità instancabile. Questa donna del Libro dei Proverbi è dedita al lavoro e riconoscente per i frutti abbondanti di questo lavoro. Tutti noi abbiamo conosciuto la laboriosità della signora Graziella. Lei al lavoro ogni giorno, al mattino presto, prima di tutti gli altri, insieme agli altri e come gli altri. E questo anche nei mesi della malattia, fino alla fine e fino agli ultimi giorni. Era al lavoro non come colei che comanda sugli altri o che è più importante, ma era al suo posto come la donna che lavora umilmente con i suoi dipendenti per il bene di tutti: dell’azienda, dei lavoratori e delle loro famiglie. Graziella era la prima a dare esempio e a condividere il lavoro. Nel segno del lavoro si coglie il suo modo di vedere e di vivere la vita, cioè il dono prezioso ricevuto in cui cercare il massimo per contribuire al bene degli altri, della comunità e della città. L’operosità di Graziella nel lavoro era esempio e stimolo, ma anche modo per impiegare la vita nella maniera migliore attraverso la condivisione di doti personali, speranza, energia e carisma. Era una donna con un grande carisma che non trasmetteva a parole, ma con la presenza e la dedizione.
Il lavoro ha aiutato Graziella a superare le difficoltà della vita. Lutti molto dolorosi quali il marito Donato o il figlio Angelo, che oggi immaginiamo alle porte del Paradiso per accoglierla e per darle il primo abbraccio. Lei ha superato difficoltà e fatiche, fino alla difficoltà dei mesi della malattia, come un tempo in cui non ha mai perso la forza, la determinazione, la positività e la voglia di vivere, con una speranza che era lei a regalare agli altri. E per lei il lavoro non finiva certamente in azienda ma continuava in parrocchia, ad esempio al mercatino, dove voleva essere presente e coordinare con tanti volontari tutto ciò che serviva, sempre con lo spirito di aiutare. Nel lavoro e nella laboriosità vediamo il senso della sua vita: una vita spesa per il bene, cercando di costruire qualcosa di bello per gli altri e per chi era legato a lei, con lo sguardo e il cuore verso la sua grande famiglia per cui è rimasta fino alla fine un solido punto di riferimento e uno stimolo.
Possiamo davvero dire che Graziella ha voluto bene. Non solo ai familiari e agli amici, ma alla nostra comunità, alla nostra città, al nostro territorio, a tanta gente, anche a chi non aveva incontrato. Ha voluto bene anche alla Chiesa, con tanti gesti nella parrocchia di Campoluci che tiene memoria del suo impegno. In tanti le abbiamo voluto bene e l’accompagniamo con tutto il cuore perché in lei abbiamo trovato una persona autentica che sapeva sempre ascoltare. Il Libro dei Proverbi ne traccia il ritratto anche quando dice: “Forza e decoro sono il suo vestito e fiduciosa va incontro all’avvenire. Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà. Sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia”. Questa era proprio lei. È stata un gran bel dono per ognuno di noi. E continuerà a esserlo.
Oggi la salutiamo con la speranza cristiana di chi sa che l’operosità di Graziella è preziosa agli occhi di Dio. Che Lui saprà dare compimento alla sua bellezza di vita, accogliendola nella bellezza del Suo Regno e nella vita piena per sempre. La accoglie nell’abbraccio di Dio che è un abbraccio di vita. Il Vangelo che abbiamo ascoltato racconta l’incontro con il Signore come un incontro di amore con Lui, parlando di gioia e di celebrazione come a un matrimonio. L’olio raccontato in questo brano è qualcosa che deve alimentare l’attesa e l’olio vero che alimenta ogni attesa è l’amore. L’attesa dello sposo è un’attesa d’amore. La carità e l’amore vissuto sono questo olio. L’amore che diventa attenzione, operosità, concretezza è l’olio riportato nel Vangelo, e Graziella è certamente tra le donne sagge che nell’attesa hanno olio non solo sufficiente ma sovrabbondante per entrare alla festa di nozze e alla vita per sempre. L’olio è la tanta carità che ha fatto e che ha vissuto nella sua vita. Graziella sapeva prendere l’iniziativa prima che le venisse chiesto, sapeva aiutare, sapeva vedere i bisogni e andarvi incontro, fare il primo passo. Cercava di dare con generosità e il donare era la gioia maggiore. Per questo si impegnava in parrocchia da cui ricavava tanto e a cui ha voluto bene: era la sua casa e l’ha aiutata a migliorare la chiesa, l’oratorio, i luoghi di incontro. Ma penso anche ai portoni della cattedrale di Arezzo e del vescovado che hanno rinnovato una piazza intera grazie alla carità e all’attenzione di Graziella. Penso agli aiuti che ha dato al nostro ospedale per migliorare la strumentazione e gli spazi per portare sollievo a chi è malato. E questo è solo una piccola parte di quello che ha dato nel farsi vicina a tante persone e situazioni. Questo è l’olio che ha offerto in tutta la sua vita: l’olio della carità e dell’amore.
In questi giorni chi è venuto a dire una preghiera e a dare un saluto ha notato l’eleganza di Graziella. L’eleganza del suo volto, della sua persona. Questa è l’eleganza di chi deve entrare alla festa di nozze. Questo è l’incontro col Signore a cui si arriva con la bellezza della propria vita. Arezzo, la nostra Diocesi, la sua azienda, gli amici e i familiari perdono una persona straordinaria che ha lasciato un segno indelebile nella città, nel lavoro e nella vita di ognuno di noi. Ma questo segno non è solo un bel ricordo che rimarrà nel cuore, ma significa essere consapevoli che in altro modo Graziella continuerà a fare del bene, a starci vicino. E ciò incoraggia ognuno di noi a proseguire la sua opera e la sua bella testimonianza di vita. È così che siamo invitati a pensare a lei: col sorriso sul volto, con il tratto gentile di chi accoglie e con il continuare a immaginare quel confortante messaggio del “ci pensa Graziella”. Allora con tanta gratitudine la salutiamo, custodendo nel cuore non solo il ricordo ma anche il bene che ha fatto e la fortezza di vita che ha testimoniato. Il Signore la ricompenserà del tanto bene che ha vissuto. Quella ricompensa che è l’amore che porta la vita, l’amore che abbraccia ed è vita per sempre, anche e soprattutto per Graziella.